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L’altro femminismo, di Annalisa Terranova e Cristina di Giorgi, edito da Eclettica Edizioni

  • 1 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 16 set 2025

È possibile parlare di donne senza essere femministe? È possibile farlo da una prospettiva di destra, da sempre considerata (erroneamente) estranea alle battaglie di genere? Con il libro L’altro femminismo, edito da Eclettica Edizioni, Annalisa Terranova e Cristina Di Giorgi lanciano una sfida culturale ben precisa: raccontare l’identità della donna attraverso uno sguardo diverso.
È possibile parlare di donne senza essere femministe? È possibile farlo da una prospettiva di destra, da sempre considerata (erroneamente) estranea alle battaglie di genere? Con il libro L’altro femminismo, edito da Eclettica Edizioni, Annalisa Terranova e Cristina Di Giorgi lanciano una sfida culturale ben precisa: raccontare l’identità della donna attraverso uno sguardo diverso, usando parole nuove, e soprattutto dando voce a figure femminili spesso ignorate dalla narrazione dominante.
Il libro, presentato al Senato della Repubblica, nasce dalle riflessioni e dagli interventi di un convegno tenutosi in un teatro romano nel novembre 2024. Il volume raccoglie i contributi di: Simonetta Bartolini, Brunella Bolloli, Nausica Cangini, Monica Dimonte, Dounia Ettaib, Madina Fabretto, Manuela Lamberti, Francesca Notargiovanni, Germana Pigliucci, Gloria Sabatini, Alessia Serrao. Un evento pensato per ribaltare il senso comune secondo cui il tema della donna apparterrebbe in esclusiva alla sinistra, in Italia come nel resto del mondo.
Finora la cultura di destra ha risposto al femminismo in modo quasi difensivo: più per contenere l’egemonia culturale del pensiero femminista che per proporre una propria visione strutturata. Un atteggiamento volto, da un lato, ad arginare l’uniformità ideologica e dall’altro, a ricordare che le donne non possono essere rappresentate da un’unica narrazione politica.
Ed è proprio questo il merito del libro: in poche pagine, con un linguaggio accessibile e diretto, L’altro femminismo riesce a restituire complessità, memoria e identità a una parte del mondo femminile raramente rappresentata. Un saggio che si legge con piacere, anche sotto l’ombrellone, ma che lascia domande aperte e stimoli su cui riflettere nel tempo.
Ogni capitolo del libro corrisponde a un intervento tenuto durante il convegno, e questo è l’aspetto che lo rende versatile: intorno alla donna ruotano diversi temi, dalle declinazioni del linguaggio al femminile “forzato” alla piaga della violenza sulle donne dalla maternità, fino al recupero di figure simboliche della femminilità conservatrice.
La prefazione è di Arianna Meloni, che racconta tutte le misure adottate dal Governo Meloni per le donne, citando sua sorella come esempio emblematico della rottura del cosiddetto “tetto di cristallo”.
L’alternanza tra relatori garantisce varietà tematica, tra riflessioni politiche e ritratti storici. Interessantissimo il ricordo della storica giornalista Gianna Preda, figura troppo spesso dimenticata anche dal suo mondo politico di appartenenza. 
Definita nel libro come “l’Oriana Fallaci della destra”, fu giornalista, scrittrice e voce libera della destra italiana del dopoguerra, Preda rappresenta un esempio potente di affermazione femminile in un contesto dominato dagli uomini, senza rinunciare alla propria identità. Coraggiosa, tuonante, anticonformista, è una “donna scomoda” che il femminismo ha ignorato, forse perché inquadrata politicamente nel campo sbagliato. Eppure, la sua storia dimostra che l’indipendenza di pensiero e la forza di carattere possono fiorire anche al di fuori dei confini tracciati dalle battaglie femministe canoniche.
In una linea del tempo che va avanti e torna indietro, il libro accosta audacemente figure come Evita Perón ed Éowyn, due archetipi distanti ma sorprendentemente affini.
Evita, la santa laica dei poveri, incarna una femminilità appassionata e concreta, capace di entrare nella storia non attraverso l’ideologia, ma con la forza del cuore, del sacrificio e della dedizione. La sua ascesa, tra il popolo argentino, è quella di una regina senza corona che guida senza mai rinunciare alla grazia, alla cura, alla fragilità. Dall’altra parte, Éowyn, la dama guerriera forgiata dalla penna di Tolkien, travestita da uomo per scendere in battaglia, mossa da amore, non da rivalsa. Anche lei combatte, non per negarsi ma per essere pienamente sé stessa.
Con questo accostamento audace, il libro mostra ancora una volta che la forza delle donne può fiorire anche nel rispetto della tradizione, che la libertà non ha bisogno di negare la femminilità, piuttosto può esaltarne la complessità.
Temi come la maternità, la violenza sulle donne, le carriere interrotte forzatamente a causa dell’impossibilità di conciliazione con la maternità, le migrazioni femminili in Italia spesso oscurate da quelle maschili, si susseguono nel saggio, trovando delle possibili risposte, da donne a donne. Ed è proprio in queste donne, nei loro gesti, nelle loro scelte, che prende corpo quel “femminismo altro”, che non alza la voce per imitare il potere maschile, ma lo sfida con un’energia tutta propria, antica e nuova insieme.
 
 
 

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