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Il nuovo Sol Levante è Sanae Takaichi: dalla scuola di Abe all’eredità di Thatcher, il conservatorismo giapponese ritrova la sua voce.

  • 27 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

L’elezione di Sanae Takaichi a primo ministro del Giappone segna una svolta silenziosa ma profonda. È un cambio di passo nella forma più giapponese possibile: senza scosse, senza proclami, ma con la forza di chi sa che la continuità può essere più rivoluzionaria della rottura.


Sanae Takaichi




Takaichi arriva al potere dopo anni di esperienza ministeriale e di lavoro dietro le quinte. È una politica di sostanza, cresciuta nell’alveo del Partito Liberal Democratico, il pilastro del conservatorismo nipponico. La sua leadership nasce dal merito e dalla pazienza, due parole che in Occidente abbiamo dimenticato. Nel suo linguaggio non c’è teatralità, c’è metodo. È l’eredità di Shinzo Abe, ma filtrata attraverso una sobrietà tutta personale: meno ideologia, più realismo, più cura dei dettagli.


Il suo progetto è lineare: rafforzare il Giappone partendo dai suoi fondamenti. Sicurezza, industria, formazione, tecnologia, demografia. Tutti temi che Takaichi affronta come questioni di governo, non di propaganda. Ha detto di voler “restituire fiducia ai cittadini e orgoglio alla nazione”. In un Paese che vive l’ansia del declino, è una promessa di normalità e di rinascita.


Molti l’hanno paragonata a Margaret Thatcher, e non a torto. Entrambe hanno capito che la politica conservatrice, per sopravvivere, deve unire il senso del limite alla capacità di decidere. Thatcher restituì al Regno Unito la fiducia nella competenza, Takaichi prova a fare lo stesso con un Giappone spesso ingessato dalla prudenza. Hanno in comune la convinzione che la forza dello Stato nasca dal rigore, e che la libertà economica abbia bisogno di ordine per durare. Sono donne che credono nel governo come responsabilità, non come terapia collettiva.


Sui quotidiani internazionali, Takaichi è descritta con un misto di rispetto e diffidenza. Il Financial Times la definisce “una conservatrice disciplinata con un senso quasi militare del dovere”, Le Monde ne sottolinea “la durezza compassata”, mentre negli Stati Uniti la stampa progressista la guarda con il sospetto riservato a chi difende la tradizione senza complessi. Per The Economist, il suo governo è “l’esperimento più interessante del nuovo ordine asiatico: un Paese liberale guidato da una leader che parla di radici più che di rivoluzione”. Perfino la stampa cinese, pur mantenendo un tono diplomatico, ha riconosciuto che “il Giappone con Takaichi sarà un interlocutore più prevedibile, ma anche più fermo”. È l’immagine di una premier che non cerca il consenso, ma il rispetto - e lo ottiene.


Ma l’aspetto più interessante di Takaichi non è la sua somiglianza con Thatcher, bensì la sua originalità nel contesto asiatico. È una leader conservatrice che parla di crescita e di coesione, di difesa e di modernizzazione. La sua idea di Paese è concreta: una società che funziona perché conosce se stessa. Nessuna retorica del riscatto, nessuna guerra culturale. Solo la convinzione che un popolo resta libero quando resta efficiente.


All’estero, la nuova premier sarà osservata come un punto di equilibrio tra Washington e Pechino. Ma la sua bussola è più semplice: la sovranità giapponese. Takaichi ha già chiarito che Tokyo rafforzerà la difesa, punterà sull’innovazione tecnologica e difenderà la sicurezza energetica. È una linea pragmatica, che tiene insieme alleanze e orgoglio nazionale.


La sua ascesa è anche un segnale per l’Occidente. In un tempo in cui la politica vive di urgenze emotive, Takaichi rappresenta un ritorno alla politica come mestiere, come servizio, come misura. È il volto di una destra che preferisce costruire piuttosto che sedurre, e che nella parola stabilità vede l’altra faccia del coraggio.


Il Giappone, scegliendo lei, ha scelto la calma. Una calma attiva, intelligente, consapevole. La calma di chi sa che il futuro non lo inventano i visionari, ma chi si prende la responsabilità di custodirlo.


E viene in mente Yukio Mishima, quando scriveva:

La tradizione è la forma più nobile del coraggio, perché non teme il tempo ma lo attraversa”.


È una frase che oggi descrive il Giappone di Sanae Takaichi: un Paese che non si aggrappa al passato, ma lo usa come fondamento per restare sé stesso nel mondo che cambia.

 
 
 

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